02/07/2009



Diego Armando Maradona, il brutto nano che fu baciato dal dio del pallone, sapeva calciare con grande naturalezza punizioni magistrali dal limite dell'area. Non meno ovvia e triviale di questa, è l'affermazione secondo cui Altre inquisizioni, scritto dall'argentino Jorge Luis Borges nel 1952, è un libro magistrale e inaspettato, capace di aprire vertigini nella testa con la leggerezza di chi sembra parlare d'altro.


Mi pare che con l'accumularsi dei libri e degli anni diventerà più chiara l'infuenza di Borges sulla letteratura contemporanea, un'influenza che è difficile sovrastimare. Finzioni è un libro centrale. Un libro centrale è quello che raccoglie e riassume i fili di ciò che viene prima di lui, li rovescia su se stessi e da lì riparte per costruire quello che verrà dopo.

Altre inquisizioni sembra un libro minore, una raccolta di note a margine e brevi riflessioni su temi e testi e invece è un'avventura mentale; il suo veleno scende silenziosamente da frasi lente e innocue, da reperti polverosi cui pare dedicata un'attenzione da bibliofilo o da antiquario e invece nascondono abissi nei cassetti, da costruzioni astute che ti rassicurano, così che tu non ti accorga di nulla finché non ti ritrovi, dopo ogni capoverso finale, in mezzo al deserto e senza mappa per orientarti. E questo è anche un altro modo per definire la letteratura.
b.georg
P.link ¦ commenti (3)
tag: libri