Tutto un gran fiorire di iniziative e fibrillazioni intorno al Pd, in questi giorni, tutte piuttosto interne al Grande Raccordo Anulare. Nuove associazioni, incontri di vertice e di massa, trame occulte e roboanti rotture, mal di pancia, autoconvocazioni, uccisioni del padre ed evocazioni della zia.
Probabile che ai più non interessi niente, ma per chi avesse ormai perso l'orientamento ecco finalmente un servizio utile: la mappapalle dei gruppi che contano all'interno del Pd (solo i maggiori naturalmente, col reciproco dimensionamento delle palle in termini di capacità di influenza, a giudizio sindacabilissimo del quipresente).
Naturalmente questa progressiva coagulazione in palle è un fatto normale e fisiologico, tutti i grandi partiti dell'occidente ormai sono aggregati di gruppi di interesse e di aree ideologiche piuttosto articolate. La macchina piramidale e un po' militare e del PCI non esiste da un pezzo, e per fortuna.
Va detto tuttavia che dal punto di vista dei contenuti strategici le differenze tra le palle sono in questo caso piuttosto esigue. Tutte le palle la pensano più o meno allo stesso modo sulla maggior parte delle questioni di politica estera, politica sociale ed economica, riforma del welfare, sviluppo e sostenibilità ambientale, energia, immigrazione, diritti, sicurezza, riforma del settore pubblico, liberalizzazioni, scuola e università, cultura, turismo, agricoltura, sport e tempo libero.
Sì, ogni tanto ci scappa qualche micron di differenza in qualche campo; ultimamente sulla sicurezza qualche dirigente locale s'è lasciato andare a uscite penosamente protoleghiste, ma quello è lo sbandamento post-elettorale. Oppure sul terreno del welfare, qualcuno è più spinto verso modelli nordeuropei, altri si attardano dietro sintesi più confuse. Ma insomma, nessuno fa una guerra per questo. Appunto.
Poi ci sono giovani, o ex giovani, che "bisogna cambiare dirigenti (noi ci offriamo)", e fanno un po' caso a sé. Anche se di differenze di contenuto, anche qui, zero, o Zoro se preferite. Però in campo musicale sono più preparati, questo va detto.
Le differenze effettive tra le palle si concentrano invece su tre settori settori strategici (questione della forma partito, questione della laicità e questione delle riforme elettorali) e uno tattico (geometria delle alleanze, e in subordine posizionamento del partito in Europa). In sostanza: alcuni sono per il bipolarismo altri meno, qualcuno è più laico altri meno, qualcuno vuole un partito più permeabile dal basso altri più organizzato dall'alto, qualcuno vuole allearsi a destra, qualcuno a sinistra, qualcuno vuole stare solo, qualcuno vuole ripiantare le radici altri tenerle nel vaso.
Tolta la laicità, ahinoi, si tratta di questioni anche serie ma del tutto autoreferenziali al gioco politico. Che non meriterebbero insomma di occupare tutte queste pagine di giornali, web, blog eccetera. Sono cose per esperti, per addetti ai lavori. Non a caso il modo in cui se ne parla sui giornali è superficialissimo e confuso, quando non apertamente interessato e partigiano, il che non giova né alla chiarezza né a rinsaldare lo spirito delle masse.
Ciò che accade comunque un suo senso ce l'ha.
A quanto si dice, Veltroni è segretario perché le prime due palle in termini di influenza, al tempo del governo Prodi, gli hanno dato il via libera, temendo ormai per la vita.
Poi c'è stata la doppia sberla elettorale da cui si è dedotto che Walter tiene in difesa e sulle fasce ma non sfonda al centro (e oltretutto non tramuta l'acqua in vino). Poi c'è stato il postelezioni da encefalogramma piatto: sudditanza psicologica di fronte all'iperattivismo del governo, partito organizzativamente immobile, chiusura verticistica dettata dalla sindrome dell'accerchiamento. Le due palle citate a 'sto punto, sempre a quanto si dice, hanno messo il segretario sotto tutela dicendo: stai lì, cerca di darti una svegliata se ti riesce, noi però intanto ci organizziamo.
E come ti organizzi? Iniziando da ciò che ti distingue - quindi struttura del partito, alleanze e via discorrendo. Il che spiega almeno in parte perché Veltroni, abile quando deve lanciare sfide immaginifiche e un po' vacue ma piuttosto scarso come leader di contenuto e organizzativo, dia oggi l'impressione di un fresco divorziato un po' stordito dai daiquiri all'uscita di un bar per single.