20/03/2008
Sono appena al secondo libro di Giovane Narrativa Italiana e già sto valutando l'opportunità di procurarmi un amuleto o almeno di toccarmi le palle.
Giunto a pagina 60 di La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, libro d'esordio di cui si parla un gran bene (post scriptum: qui la mia recensione completa) e sommando a questo il libro di Cognetti letto giorni fa posso già contare: due anoressie, due abbandoni di minore, un divorzio, sei infanzie infelici, un incidente deturpante, un omicidio colposo che segna una vita, una zoppia, un semi-nanismo, abuso di psicofarmaci, episodi di bullismo, problemi con le ragazze, problemi con i ragazzi (e si potrebbe proseguire).
Che uno dice ci mancherebbe, la sfiga fa notizia. Ma se poi la trova dentro storie timide, intimiste, minimali, educatamente realiste, attente a non sporcare il tappeto, e scritte bene eh, che si vede che hanno fatto le scuole giuste... qualche dubbio viene.
Così, se dovessi trarre una conclusione sbagliata - un mero, stupido giudizio di gusto precritico, cioè che non implica affatto che si tratti di brutti libri o di capolavori - su quale sia l'immagine che se ne ricava direi: che in questi narratori è radicata l'idea che la vita sia qualcosa che si deve scontare, che se stai al mondo prima o poi la devi pagare. A fare il sociopsicologo da strapazzo direi che si intravede una volontà di essere puniti che sfiora il masochismo. Né illusione né tragedia, solo un timoroso affacciarsi, fragile e presto dimesso. (Come se tutto il desiderio di libertà e di ribellione e di "sana immanenza" delle generazioni precedenti, velleitarismo compreso, avesse preso un tale rinculo da finire a cascata sulla testa di questa come senso di colpa e necessità di espiazione, ma lo direi tra parentesi). Io, se traessi conclusioni del tutto affrettate, parlerei di un effetto di contorno del diluvio di moralismo pseudocattolico familista e colpevolizzante che si è riversato sugli italiani attraverso i media generalisti negli ultimi 15 anni.
Ma non si deve generalizzare, ovviamente. Una rondine non fa eccetera, e nemmeno due. In fondo ci sono sempre Melissa P e consorelle. E poi mi mancano ancora 240 pagine.
Aggiornamento. Sono bastate altre 10 pagine, un viaggio breve di metropolitana, e all'elenco si sono aggiunte un'omosessualità non dichiarata causa di feroce disadattamento e atti gravi di autolesionismo, nonché episodi di evidente idiotismo genitoriale. A gruppi di tre sfighe ogni 10 pagine è possibile che prima della parola fine si sia consumato tutto il DSM IV.
b.georg
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